Vivere meglio: fuga dalle citta
Per chi sognala campagna di Maurizio Tortorella

Per raccontare il fenomeno, oggi servirebbero l'ironia e la poesia di Giorgio Gaber. Ricordate? Era la fine degli anni Sessanta, l'Italia viveva l'era dell'urbanizzazione selvaggia, e lui cantava sornione : "Vieni, vieni in citta/Che stai a fare in campagna?/Se tu vuoi avere una vita/devi venire in citta". Gaber, allora, descriveva cosi quella rincorsa collettiva a valori palesemente fasulli: "Com'e bella la citta/com'e grande la citta/com'e viva la citta/com'e allegra la citta:/piena di strade/e di negozi/e di vetrine piene di luce/con tanta gente che lavora/con tanta gente che produce".
Sono serviti un po' piu di trent'anni, agli italiani, per capire e per fare marcia indietro. Traffico, smog e stress hanno decretato la fuga dalle grandi citta. In un solo anno Roma, Napoli, Milano, Palermo, Torino e Firenze hanno perduto qualcosa come 13o mila abitanti. E la tendenza e destinata ad accelerare: secondo un sondaggio condotto da Datamedia per «Panorama», su mille abitanti di metropoli, 36 cittadini su cento vorrebbero andare a vivere in campagna. Quelli che lo desiderano "molto", e quindi ci stanno pensando seriamente, sono il 17 per cento.
Secondo Datamedia, fra ioo che scapperebbero volen fieri dalla citta, 65 lo farebbero per l'inquinamento atmosferico, che li avvelena e sempre piu spesso li co  stringe a spegnere il motore dell'auto; 53 perche non sopportano lo stress; 49 perche ne hanno abbastanza del rumore, 37 perche vorrebbero tornare a vedere il verde. Un motivo in piu e di certo quello del costo delle 35 abitazioni: per l'Associazione nazionale dei costruttori edili, 8 italiani su ioo sono "molto insoddisfatti" della casa e della zona in cui vivono perche vogliono piu spazio e quartieri piu vivibili. Ma oggi un appartamento in una zona centrale di Milano costa oltre 5 mila euro al metro quadrato, mentre a pochi chilometri, nell'hinterland, i prezzi sono piu bassi del 20-30 per cento. I figli sono una spinta in piu a lasciare il centro. Secondo Legambiente, oggi, nessuna citta italiana puo dirsi a misura di bimbo. E nella graduatoria, appena stilata , della ricerca Ecosistema bambino 2002, i comuni che riescono a superare la soglia degli 8o punti su cento sono solamente sei e tutti piccoli: Belluno, Pistoia, La Spezia, Siena, Caltanissetta, Verbania. La Spezia sfiora i ioo mila abitanti, gli altri sono al di sotto dei 7o mila.
Chi fugge, pero, sembra preferire i piccolissimi centri. La scelta di vita, la svolta esistenziale, e nel paesino. Secondo una recente ricerca congiunta Confcommercio-Legambiente, 500 comuni sotto i 2 mila 55 abitanti hanno un livello di vita invidiabile: un reddito medio superiore del 20 per cento alla media nazionale; io esercizi pubblici ogni mille abitanti, contro la media generale di 4,3; il doppio degli sportelli bancari; un appeal turistico superiore di quattro volte al resto d'Italia.
I 42 mila che negli ultimi 12 mesi hanno lasciato Roma sono approdati a Pomezia, dove in un anno gli abitanti sono aumentati di 9 volte e mezzo, ad Ardea (di 8 volte e mezzo), a Ladispoli e a Guidonia (di sette volte), a Fiumicino (di 3,5 volte), a Cerveteri (raddoppiati). Altrettanto accade nelle cinture urbane di tutte le grandi citta, alimentando il pendolarismo: a Milano, ogni giorno, dalle cittadine della periferia entrano 800 mila automobili.
L'inquinamento, cosi, cresce. Ma intanto il business comunque non e sfuggito alle grandi immobiliari: dalla Lombardia alla Toscana, meglio se intorno alle citta, e tutto un pullulare di ristrutturazioni di vecchi centri rurali abbandonati, di interi borghi un tempo dimenticati che vengono restituiti alla vita. E ai nuovi abitanti, in fuga dallo smog che ogni mattina, paradossalmente, contribuiscono a provocare sulla strada per il lavoro.
L'Eurispes aveva segnalato l' esodo dalle metropoli nell'ultimo rapporto zooi: nel 0990 il saldo per le grandi citta italiane era stato negativo per la prima volta dal 1951, con 47 mila "disurbanizzati". E l'abbandono era continuato fino al 1997: in un solo anno gli abitanti pentiti delle metropoli che avevano scelto la via della campagna erano stati 6 su cento. Anche Gian Maria Fara, che dell'Eurispes e presidente, e uno di loro: "Dal 1992 abito a Capena, nel verde, a 28 chilometri da Roma, dove vado a lavorare. Ogni giorno ci impiego 35 minoti, ma ogni venerdi e come se andassi in vacanza: sono tranquillo, raso l'erba, poto le rose. E qui conosco tutti: ho dato un taglio alla solitudine di massa che avvelenava la mia vita romana. Non tornerei mai". Fara accenna anche al macellaio, mi "amico" che ogni giornot.  gli da il taglio giusto di carne. Tra i vantaggi della campagna c'e anche quello: la socializzazione e la qualita del cibo. I sapori ritrovati. E parte del grande tema della salute, che nelle metropoli e avvelenata soprattutto dall'aria e dallo stress. Dice Massimo Pagani, direttore del
Centro di terapia neurovegetativa dell'Ospedale Sacco di Milano: "La citta e diventata la moderna miniera di zolfo. Quanto allo stress, scatena meccanismi primordiali di lotta, di fuga, di aggressivita. I suoi sintomi sono emicrania, disturbi visivi, ipertensione, ta chicardia, crampi, perdita di capelli".   
Molti, pero, piu che dalla paura dei veleni respirati, vengono spinti al largo dai grandi centri dalla criminalita diffusa. Un cittadino napoletano, per esempio, sa in anticipo che la statistica gli e sfavorevole: nel 2001, nel comune partenopeo, sono state denunciate 251 ra  0 pine ogni zoo mila abitanti. A Milano e a Roma le cose sono andate un po' meglio, con una media di 102 a testa. Ma in testa alla classifica ci sono piccole cittadine come Sondrio, Belluno, Campobasso: tutte con una media inferiore a io rapine ogni Io° mila abitanti.
Quello che invece spinge o costringe 3o italiani su cento a restare nei grandi centri urbani, ovviamente, e il lavoro, mentre 16 dichiarano di preferire comunque l'abbondanza di servizi e di svaghi , e 03 hanno paura dell'isolamento. Certo, la facilita di accesso alla cultu  ra e al divertimento ha un suo peso: la vita non e fatta solamente di aria pura e di pane saporito. Per questo, la scelta offerta dai 40 cinematografi di Milano e dai suoi 36 teatri ha facilmente il sopravvento sui 4 cinema di Pisa e sul suo unico teatro. Ma e soprattutto il   lavoro a dettare legge, nella scelta della residenza: la possibilita di un'occupazione piu facile porta, come sempre, verso le grandi citta. Oggi, pero, i fuggiaschi hanno un'arma in piu: il telelavoro sta sovvertendo i valori in campo. Secondo i dati dell'Unione Europea,  oggi in Italia sono piu di 800 mila le persone che lavorano da casa, il 3,6 per cento dei dipendenti. La Sit (Societa italiana telelavoro), pero, contesta i dati: gli occupati da casa sarebbero piu di un milione. Non importa quanti siano: in gran parte, comunque, risiede rebbero fuori dai grandi centri urbani.